Baby Blues o depressione post-partum?

12/17/20253 min leggere

Baby blues: riconoscerlo, comprenderlo, attraversarlo

I giorni che seguono la nascita di un bambino sono spesso raccontati come un momento di gioia intensa e immediata. In realtà, per molte donne il post-parto è una fase emotivamente complessa, caratterizzata da grande vulnerabilità. In questo contesto può manifestarsi il baby blues, una condizione comune e transitoria. 

Cos’è il baby blues

Il baby blues è una reazione emotiva fisiologica che può comparire nei primi giorni dopo il parto, solitamente nella prima settimana dopo la nascita del bambino e tende a risolversi spontaneamente entro una o due settimane. È legato a diversi fattori: il brusco cambiamento ormonale, la stanchezza fisica, il carico emotivo dell’esperienza del parto e l’impatto psicologico dell’inizio della maternità.

Non tutte le donne lo vivono allo stesso modo, ma si stima che una percentuale significativa di neomamme sperimenti almeno alcuni dei suoi sintomi: tra il 40 e il 70% delle neomamme riferisce vissuti riconducibili al Baby Blues. 

Il baby blues può presentarsi con:

  • pianto facile o improvviso, spesso senza una causa apparente

  • sbalzi d’umore

  • irritabilità o ipersensibilità

  • senso di fragilità emotiva

  • difficoltà a dormire o a rilassarsi

Questi vissuti possono sorprendere e spaventare, soprattutto quando non corrispondono all’immagine idealizzata della maternità. È importante sapere che provare queste emozioni non significa non essere una “brava madre” e questi vissuti non emergono per "colpa" della mamma: spesso, infatti, ci si sente responsabili per non essere all'altezza, sufficientemente adatte alle proprie aspettative o a quelle della società. 

Cosa lo differenzia dalla depressione post-partum

La principale differenza tra baby blues e depressione post-partum riguarda la durata e l’intensità dei sintomi. Nel baby blues le emozioni, per quanto intense, tendono a essere fluttuanti e a ridursi spontaneamente nel tempo. Nella depressione post-partum, invece, il disagio persiste, si approfondisce e può interferire in modo significativo con la vita quotidiana e con la relazione con il bambino.

Se la tristezza non diminuisce dopo le prime settimane, se emergono sentimenti di vuoto, colpa o disperazione, o se diventa difficile prendersi cura di sé e del neonato, è fondamentale chiedere un supporto professionale. 

Non sei sbagliata, non vali meno delle altre mamme, non è colpa tua

Il valore del sostegno psicologico

Anche se il baby blues è una condizione transitoria, attraversarlo può essere faticoso. Avere uno spazio di ascolto psicologico permette di:

  • normalizzare i vissuti emotivi

  • sentirsi meno sole

  • dare un significato a ciò che si sta vivendo

  • prevenire l’aggravarsi del disagio. 

Il sostegno psicologico in questa fase non serve a “curare”, ma ad accompagnare, aiutando la neomamma a riconoscere le proprie emozioni e a prendersene cura con maggiore consapevolezza.

Accogliere la fragilità come parte del cambiamento

Il baby blues è spesso il segnale di un passaggio importante: la trasformazione dell’identità, del corpo e della vita quotidiana. Accogliere questa fragilità, anziché contrastarla, può diventare un primo passo verso una maternità più autentica e meno idealizzata.

Chiedere aiuto, anche solo per parlare di come ci si sente, è un atto di cura verso sé stesse e verso il proprio bambino. 

Essere informati sui temi della salute mentale perinatale non è importante solo per le mamme, che spesso leggono, studiano, si informano online e portano sulle spalle il peso della responsabilità di essere "madri perfette"; è fondamentale anche per chi sta vicino alle mamme, i compagni e mariti, gli amici, la famiglia e, ovviamente, i professionisti del settore perinatale. 

Se una persona a te vicina aspetta un bambino o ha appena partorito, stalle vicino nel modo in cui lei si sente maggiormente supportata, sii delicato o delicata e semplicemente sii presente, anche con piccoli gesti. Cerca di valutare se stia vivendo un momento difficile e puoi essere tu a informarla che queste emozioni sono normali. A volte, non è facile riuscire a parlare dei propri vissuti dolorosi, ma sentire di avere qualcuno vicino disposto ad ascoltare ed accogliere senza giudizio può fare la differenza.